Il 13 maggio 2021: un altro limite è stato varcato. Ce ne siamo accorti?

Buongiorno, anche se proprio buono non risulta, per noi sostenitori della libertà di scelta. Alcune impressioni a caldo di due colleghe.

“Per il calendario, è già domani. Per me, è ancora oggi. E oggi, 13 maggio 2021, è una giornata che ricorderò. La ricorderò con un auricolare nell’orecchio mentre scarico scatole di vino e ascolto la discussione al Senato di un disegno di legge di conversione che cambierà la vita di molti noi. La ricorderò con quel dispiacere che si prova quando si riceve una notizia devastante e definitiva, che lascia in quell’impotenza che annienta, ma che in fondo tranquillizza. La ricorderò con i visi dei colleghi, a dirci che è così e che noi ci siamo e non molliamo, a dirlo da cattivi perché alcuni questa realtà non vogliono accettarla, non possono, è troppo brutta e troppo impossibile… e invece è vera, e negarla non serve a nessuno. La ricorderò con quella pec delle 19.50 che è una dichiarazione di guerra, e allora guerra sia. La ricorderò con la delusione di chi credevo al mio fianco, e invece… E chissà dove… portato in giro dal treno della superficialità su cui in troppi sono saliti. La ricorderò come il giorno in cui tutto finisce: tutto ciò in cui ho creduto e tutto ciò che credevo indistruttibile, che si è sgretolato come un castello di sabbia. La ricorderò come la fine della democrazia, della giustizia, del rispetto delle persone, dell’inviolabilità del corpo, delle libertà e dei diritti di ciascuno di noi. La ricorderò come un nuovo inizio, un’altra parte, qualcosa che non so… e come sempre, la vita mi porta dove sa che devo andare, ed è inutile dirle che non sono d’accordo o che non mi piace, tanto lo so che ha ragione lei. Tutto oggi. Il 13 maggio 2021. Una data che molti non ricorderanno, perché per loro non è successo nulla. E questo, è il vero motivo per cui altri non potranno dimenticarla mai”.

“Arriva la convocazione”. Il primo invito (invito all’obbligo, ironia dei paradossi). A cui seguirà, non so tra quanto, immagino pochi giorni, il secondo e ultimo. Sono poche righe che sanciscono la fine di tutto ciò che una persona ha costruito in una vita di sacrifici e di studi e di lavoro. Così, in una manciata di righe. Ad ogni modo, queste poche righe sono l’inizio di una battaglia che bisogna combattere, sapendo di perdere, ma bisogna combatterla” Giuly, una psicologa.

“E’ curioso come nelle testate giornalistiche e nel decreto stesso, si alternino i termini epidemia e pandemia: epidemia quando ci si riferisce direttamente alla situazione attuale. Pandemia quando la frase ha un carattere più generale.. a me sembra. Mi torna in mente un libro che lessi pochi anni, fa rispetto a spaccati subdoli della politica: Nella notte. Molte delle cose che accadono, accadono nel buio, lontano dalla luce della consapevolezza. Ma sui decreti c’è scritto tutto, andiamo a leggere! Sforziamoci. Portiamo alla luce ciò che passa inosservato nel buio, perché in realtà può essere sotto gli occhi di tutti. Questo è un tempo in cui diventa, almeno per me, obbligatorio: SAPERE. Leggiamo, informiamoci, non tanto sulle testate giornalistiche; leggiamo i decreti, leggiamo le leggi, guardiamo fino in fondo quello che viene proposto.. o meglio, obbligato. Andiamo oltre le opinioni: ciò che è scritto è scritto in questi decreti e parla di molte cose, diverse delle quali non sono effettivamente come ci vengono proposte in televisione o sui giornali. Andiamo dritti al punto, se vogliamo essere padroni del nostro corpo e della nostra mente. Ieri, il 13 maggio, è accaduto un fatto tragicamente importante. Una notte è passata e forse gran parte della popolazione non si è accorta, non sentendosi direttamente coinvolta. Il trattamento sanitario, per ora, è obbligatorio solo per alcuni di noi. Ma la direzione sembra chiara. E non sembra guardare in faccia nessuno, nemmeno chi di questa malattia non muore affatto. A tutto c’è un limite: qual’è il vostro?” Elisa, collega psicologa.

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