COSA C’ENTRANO I VACCINI ANTI-COVID CON IL RAZZISMO?

A “Di martedì” Floris riserva uno spazio alla biologa Gallavotti, spesso ospite alla sua trasmissione. Nella puntata di questo martedì, dalla descrizione di Gallavotti, emerge quanto i farmaci sperimentali anti-covid, chiamati vaccini, siano bravi belli e buoni e quanto ci facciano bene. Le percentuali circa efficacia e rischi rendono perplessi, ma la biologa rassicura con grandi sorrisi. A un certo punto, Floris vira l’argomento con una curiosa domanda, sempre alla biologa, rispetto al razzismo.

(Ricordiamo che all’epoca del razzismo era il “comitato scientifico” ad avere la parola e le idee degenerate, così come le leggi razziali, furono realizzate in nome della “scienza”).

Tornando a ieri sera: in risposta alla domanda di Floris, la biologa, dopo aver elencato tutto il bene del vaccino, rievoca il male del razzismo e le idee assurde di quell’epoca. Questa virata di argomento improvvisa suona strana e apparentemente incomprensibile. Ci si potrebbe chiedere: cosa c’entra il “vaccino” di oggi con il razzismo?!

In quel tempo, la scienza era diretta da delle menti fuori controllo che partorivano idee degenerate: la ricerca della razza perfetta, pura. Una scienza dissociata e oggettificante che non guardava di certo in faccia a nessuno, che non contemplava pluralità, umanità, libertà di esistere e vivere. Enormi e terrifici esperimenti di massa, fino allo sterminio.

Oggi la scienza non si presta a leggi manipolatorie e abusanti, fino ad assoggettare un popolo per realizzare idee degenerate e scisse da qualsiasi aspetto umano. L’approccio scientifico, come la legge, tengono conto dei bisogni e dei diritti inviolabili dell’uomo. Non esistono discriminazioni, non esistono ricatti o polarizzazioni che dividono la popolazione o tecniche di manipolazione di massa che dirigono in un’unica direzione. Non esistono assurdità che fanno appello alla scienza e che hanno il potere di danneggiare il cittadino nel corpo e nell’anima, di metterlo con le spalle al muro, fino a limitarne le libertà fondamentali, tantomeno il diritto di esercitare il proprio lavoro, per esempio.

E’ davvero del tutto così?

Questa riflessione non intende dare risposte, ma aprire domande.

Ieri hanno parlato del razzismo di un tempo passato, dopo aver parlato del “vaccino anti-covid”. Cosa hanno voluto con questo? Hanno forse voluto rassicurare che oggi non è più così? Perché? O hanno forse voluto sgomberare il campo da sottili e recondite assonanze che potrebbero emergere, tra oggi e quell’epoca passata? Coprire ogni dubbio con la rievocazione di scenari passati terrifici?

La scienza guida ed è in stretta correlazione con la legge, anche oggi: le modalità ricattatorie, i limiti imposti e le discriminazioni che si stanno venendo a creare fanno appello alla “scienza”. Ma diverse di queste modalità cos’hanno di davvero scientifico? Anzi, quanto gli obblighi/ricatti e le violazioni alle libertà personali possono portare a serie forme di discriminazione e quanto il restare fedeli alle proprie scelte può riaprire possibili echi rispetto al razzismo, per molti di noi? Quanto la direzione sembra andare verso un “modello unico” rispetto a istanze umane fondamentali?

È davvero curioso che dopo aver parlato di vaccini si sia parlato di razzismo, ma collocandolo al passato. Che si sia voluto sgomberare il campo da possibili pensieri che a un certo punto potrebbero emergere dall’ombra, dirigendoli immediatamente in un periodo lontano?

Sembra abbiano presentato un argomentone con tanto di ciliegina sulla torta. E che bella scissione e polarizzazione sembra venir fuori: il vaccino “è tutto buono”, mentre le zone d’ombra che vi stanno intorno (assurdità e incongruenze poco comprensibili e delle quali non si conoscono i confini), quelle scindiamole e rigettiamole al passato, a quando il razzismo è nato. Riconoscere il razzismo del passato non deve offuscare il riconoscimento del potenziali derive nel presente, mascherate da “…”.

Per rigettare la zona d’ombra si paga un caro prezzo. Per riconoscerla anche, ma quantomeno si resta in contatto con sé e consapevoli di quanto manchi all’esterno uno spazio di riconoscimento, scelta e riflessione, quando gli obblighi passano sotto la voce opportunità.

Da consapevoli, a questa mancanza di spazio si può opporre resistenza e rispondere con la verità della propria voce, perché forse la propria identità e le proprie scelte non rientrano in nessuna delle opportunità che vengono date, con l’ombra, per esempio, della minaccia di sospensione dal proprio lavoro o della mancata libertà di muoversi o dell’esclusione da parte della socialità.

Tra l’obbligo a conformarsi, a vendere a caro prezzo le proprie scelte e la pressione esercitata con mezzi ben poco dialoganti, sembrano echeggiare striscianti forme di razzismo, discriminazione, divisione e amputazione dell’anima che, tra le righe, emergono su più fronti (perché il razzismo prende tutto e coinvolge più dimensioni e livelli). Lo osserviamo miseramente, per esempio, quando i diritti di scelta fondamentali sulla propria salute finiscono per essere comprati con un’aranciata.

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