E se il bene di tutti passasse dal peso della verità?

Negli ultimi tempi si sente e si legge: “dobbiamo convincere, dobbiamo persuadere“.

Convincere e persuadere possono significare: indurre le persone a fare delle scelte che magari non farebbero spontaneamente.

I termini, nel tempo, sembrano assumere connotazioni via via più aggressive: “dobbiamo stanare chi si oppone“, si è sentito dire negli ultimi giorni.

E via via ci si abitua al linguaggio, che rischia di diventare appunto: abituale. Chissà che effetto avrebbero fatto questi termini due anni fa, quando la padronanza su se stessi e sulle proprie scelte rispetto alla salute, era tutto sommato scontata e non messa assolutamente in discussione.

Quando c’è verità, chiarezza e trasparenza, la scelta è consapevole e davvero può trattarsi di una scelta etica. Anzi, di una Scelta.

Quando i criteri soddisfatti, al fine di scegliere, sono radicati nella realtà delle evidenze, la scelta può avere un significato e una motivazione tangibili, che si poggiano su fondamenta.

Se ci sono buoni motivi per fare una scelta (buoni motivi come sicurezza ed efficacia, per esempio), che bisogno ci sarebbe di convincere? Basterebbe esporre i dati di fatto.

Ma se il cavallo di battaglia è convincere e persuadere (senza citare altri termini spiacevoli), la scelta può rischiare di essere “venduta” a buon mercato, ossia si rischia di non scegliere ma di lasciarsi scegliere, di demandare alla scelta d’altri: meno fatica, più riduzione del proprio spazio di comprensione e di movimento. Ci si può trovare allora in una riduttività che rende tutto apparentemente più semplice. Una riduttività che investe la persona e il corpo, considerato alla stregua di oggetto: l’oggetto di una massiccia campagna di marketing (sembra quasi).

Allora la propria importante scelta viene messa al livello di un viaggio all’estero, a volte di un semplice caffè o bibita, o viene caldamente consigliata nella cornice di un open-day come traguardo al termine del percorso di studi. Qui non si tratta di essere con o contro una scelta, ma si tratta di darle il valore e il rispetto che merita, garantendo il rispetto di ognuno.

Sono curiose le modalità con le quali si convince e si persuade. Siamo giunti a una mercificazione che sembra investire non solo più gli oggetti, ma anche i soggetti e le loro istanze personali. Alcuni confini fondamentali che fino a ieri erano scontati, oggi vengono drammaticamente varcati.

Convincere e persuadere sono termini che hanno a che fare con la manipolazione e l’abuso psicologico, che presentano molteplici sfaccettature, tra le quali: far leva su determinate emozioni e fragilità dell’altro, per indurlo ad aderire a scelte che non è detto gli appartengano; espropriare il soggetto della possibilità di fare una scelta autonoma, incondizionata e non viziata, andando così a disconoscere la sua adultità. Si invadono i confini che preservano l’autonomia dell’altro, in quanto soggetto, adulto e in grado di autodirigersi.

Come si può predicare il bene invadendo il confine dell’altro, inducendolo, fino a costringerlo più o meno subdolamente o inserendogli convinzioni proprie attraverso un’opera di convincimento/adescamento?

Sottinteso, ma non troppo, potrebbe essere il messaggio:

Per il bene di tutti, prima di ascoltare te stesso ascolta ciò che ti dico io e fallo tuo“.

Ricorda vagamente la famosa frase “non avrai altro Dio all’infuori di me“, dal momento che, inoltre, la possibilità di un contraddittorio sembra poco contemplata, guardandosi intorno.

Questo è davvero il bene di tutti?

Eppure, nella frase stessa “il bene di tutti” è insita la pluralità, che ora sembra venire meno.

Il bene di tutti… Se proprio vogliamo ridurre il discorso a una questione di bene e male:

il bene può essere inteso come completezza e unità, che si differenziano da scissione e negazione, in quanto abbraccia la vita, nelle sue molteplici espressioni: l’accettazione e l’accoglienza fanno bene.

Trasparenza, verità, ascolto e riconoscimento della realtà fanno bene. In questo riconoscimento sta anche l’ammissione del male insito in determinate circostanze. Se chiudiamo gli occhi di fronte al male che ci può essere, ossia di fronte ai potenziali pericoli e danni di una situazione, forse non stiamo facendo davvero del bene. Ma semplicemente, quello che chiamiamo bene potrebbe essere cecità, scissione, negazione, fino a possibile dissociazione da realtà scomode e spaventose; e qui torniamo alla riduzione e semplificazione della vita, come esito di questo atteggiamento. Un atteggiamento pericoloso, perché per fare del bene occorre riconoscere la realtà, mettere le mani nella verità, anziché aderire a un dogma.

Per fare del bene ci può volere coraggio; il coraggio di restare vivi, presenti, radicati e anche umili, per poter tollerare una realtà complessa.

Il bene non occorre ostentarlo, tantomeno imporlo. Lo si può mostrare, per esempio, diffondendo con umiltà il sapere, con il fine di diffondere consapevolezza. Conoscere e sapere può spaventare, ma rende liberi e salvaguarda l’autonomia.

Se una scelta fa bene, non c’è bisogno di usare termini convincenti al posto di altri per indurla.

Il bene è vero se è spontaneo, non indotto o costretto.

Fare del bene si riscontra per esempio in un aiuto concreto, che non si pone in antitesi ad altre forme di bene, altre forme di aiuto, che muovono verso la stessa causa. Nel bene, c’è convivenza.

C’è del bene nella capacità di relazione, confronto e nel dialogo tra più istanze, nella considerazione dei bisogni, dei punti di vista e del sapere dell’altro, a favore di un arricchimento complessivo che può giovare a tutti.

C’è del bene nella complessità, nella libertà, nella coerenza, nell’armonia.

Attenzione al rischio di mercificare e strumentalizzare il bene, il corpo e la libertà, perché si rischia di entrare nel territorio dell’abuso: abuso psicologico e abuso di potere. È fondamentale coltivare la possibilità e il diritto di restare persone, soggetti che si possono sottrarre a fenomeni di mercificazione e strumentalizzazione.

E l’abuso non è bene, ma anzi, oltre alle ripercussioni e agli aspetti traumatici che potrebbero passare subdolamente sotto traccia per lungo tempo, contribuisce al deterioramento della capacità e della possibilità di essere autonomi, di sapersi proteggere e salvaguardare.

Una scelta può far bene quando passa dalla valutazione della realtà nella sua complessità. Osservare, riflettere, valutare, cercare un contraddittorio e approfondire la propria conoscenza integrale, richiede coraggio, ma conferisce radicamento in se stessi e nella propria identità. Non priviamoci della possibilità di Scegliere, in quanto Soggetti delle nostre scelte.

Elisa Molino – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia

Una opinione su "E se il bene di tutti passasse dal peso della verità?"

  1. Sono d’accordo, mai come adesso la Verità renderebbe Liberi. Ma qual è la verità che vogliamo che emerga? Ad es. sull’efficacia dei vaccini? Ho scaricato i numeri ufficiali dei morti di CoviD della Protezione Civile dal 24.2 al 1.06 del 2020 e 2021. Stessa curva. Che vaccini hanno abbassato la curva lo scorso anno? Ci vogliono fare credere che è l’azione dei vaccini, invece sono i vaccini che hanno creato le varianti ed hanno fatto risalire i contagi. Ma quanti pubblicano queste verità, vengono ignorati o considerati fuori di testa, complottisti, no vax …. Noi dove ci collochiamo?

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