Spostamenti e illusioni. Dalla paura del virus a quella del vaccino

Il dibattito sulla pandemia e le conseguenti restrizioni, si è spostato sulle cosiddette “vaccinazioni” e le conseguenze della loro sperimentazione su larga scala. 

Anche la paura ha subìto uno spostamento, dal virus alle sostanze “vaccinali” inoculate in modi più o meno forzosi. 

Lo spostamento della fonte di pericolo o di salvezza da un oggetto a un altro, può essere tanto più totalizzante e polarizzato quanto più si è mossi da paure ingestibili e fuori controllo (in questo caso, la paura della morte è alla base), con il rischio di occultare, a se stessi, parte della realtà e accrescere la confusione.

Ma quali sono gli aspetti che non consentono una lettura spassionata del fenomeno in atto?

Sembra che i “vaccini” restituiscano alla nostra società l’illusione di un controllo, in un momento di estrema vulnerabilità e smarrimento. Al numero dei presunti contagi e decessi si aggiunge quello finalmente incontrovertibile dei “vaccinati”. Come un miraggio di Fata Morgana, come la melodia del Flauto Magico, l’invito, anche forzoso, a vaccinarsi, sembra indicare un percorso salvifico che restituisce speranza, voglia di vivere, rinnovate energie, altrimenti perdute. Un’illusione le cui conseguenze ultime non smettono, però, di incutere timore, nel momento in cui si sposta il focus dalla paura del virus alle incongruenze di una cura rispetto alla quale iniziano a circolare via via notizie poco rassicuranti sugli effetti avversi, dei quali imprevedibilmente se ne fanno le spese. Intanto, continua la raccomandazione a questa cura, proposta come unica via per tutti, in maniera perentoria, inopportuna (pubblicizzata con feroci strategie di marketing, alla stregua di un prodotto da banco che ci si ritrova ovunque.. pure al bar), una cura caldeggiata con slogan che puntano sul buon costume più che su concrete informazioni scientifiche (se “fa figo”, allora sarà la scelta giusta!?). Una gestione talmente rispettosa e seria, nei confronti della popolazione, da far impallidire.

Sembra che continuino ad essere bypassati passaggi fondamentali e precauzioni, a favore di un’illusione di certezza che poggia su un letto di incognite ancora da scoprire e verificare. Che confusione!

In balìa di paura e confusione, si può far fatica a discernere il proprio sentire dai condizionamenti esterni e la speranza dall’illusione.

E’ fondamentale coltivare la speranza, come è fondamentale osservare e comprendere dove la propria speranza e fiducia vengono riposte. La speranza si distingue dall’illusione, che si presenta come una promessa salvifica e totalizzante, una fuga da realtà troppo gravose da sopportare; è proprio tagliando una fetta di realtà dal proprio campo visivo che l’illusione rischia di mettere in pericolo.

In tempi di grande allarme e destabilizzazione, è ben più alto il rischio di fuggire in soluzioni illusorie e di oscillare in spostamenti totalizzanti riguardo a determinate visioni della realtà, allontanandosi così non solo dal dolore, ma anche dal proprio equilibrio.

La fuga, per come ora ne stiamo parlando, è una reazione difensiva primaria, una reazione di sopravvivenza e, a seconda di come viene attuata, può anche costituire una difesa dissociativa, tra le più automatiche e primitive, in risposta alla paura e al trauma. La paura chiude, non permette di prendere in considerazione la varietà di fattori in gioco e contribuisce a innescare, appunto, reazioni difensive di sopravvivenza come attacco/fuga, congelamento, ecc.: reazioni difensive di sopravvivenza, non scelte basate su un sentire proprio e su una propria riflessione e valutazione.

Ci si potrebbe chiedere quanto le proprie azioni siano basate su scelte (mediate da un’attento ascolto di sé e da un’autonoma ricerca e valutazione di più fattori) oppure quanto siano reazioni innescate dalla paura e condizionate da pressioni psicologiche conformanti, che bloccano la capacità di soffermarsi e riflettere in maniera più integrata.

Se ci accorgiamo di fuggire da una certa realtà (di fronte alla cui evidenza restiamo increduli), con spostamenti totalizzanti e illusioni, ricordiamoci che abbiamo il potere di fermarci e prenderci il tempo di respirare e sentirci, per sospendere convinzioni scisse e a senso unico, a favore di una ricerca concreta delle fondamenta di ciò che viene proposto e che vediamo.

Se ci soffermiamo su di noi e ci sentiamo: qual’è l’entità delle nostre emozioni? Quanta paura potrebbe guidare le nostre azioni? E di ciò che viene proposto, torna tutto? O qualcosa non torna? E, in questo caso, che cosa? Se percepiamo delle incongruenze o delle contraddizioni, come ci fanno sentire?

Fermandoci, potremo percepire in fondo a noi, sotto la moltitudine di preoccupazioni e caos, il silenzio: un silenzio che attiva e riattiva la riflessione e la capacità di ponderare, valutare e districare il sentire dalle reazioni difensive automatiche, a favore di una verità e una scelta integrata.

In conclusione: se c’è paura e confusione, diamoci tempo, per maturare la NOSTRA verità e visione. Perché la realtà è complessa (è complessa anche adesso, per quanto venga proposta in maniera semplicizzata e unica).

Cinzia Tellarini e Elisa Molino, Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia.

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