Quel giorno è arrivato

Oggi il tuo dolore è anche il mio sorella.

Non ti conosco, ma credo di sapere come ti senti.

Oggi la tua intimità è stata violata, la tua privacy, la tua autonomia, la tua possibilità di scegliere nel tuo privato, i confini della tua dignità di persona adulta e naturalmente libera: infranti.

Il potere su te stessa, fino a ieri un diritto naturale, da oggi ti è sottratto. 

Sanno già tutto. Quello che non sta a loro sapere di te.

Sei scoperta.

Sapevi che sarebbe arrivato questo momento.

Non trovi giustizia alla quale appellarti per l’abuso subito.

L’invasione ti entra dentro come ghiaccio nelle ossa. Dolore e rabbia congelati che non possono essere diretti verso chi ti ha procurato questo male. Con sgomento, osservi la perdita di umanità che ti circonda.

Possono toglierti tutto. Ma non sanno che la dignità non ha a che fare con i titoli, che con passione e diritto hai raggiunto, e non ha nemmeno a che fare con l’arrivare a fine mese economicamente. La dignità viene prima.

E la struttura di ciò che hai costruito e dei legami profondi che hai intessuto, resta. Con o senza titoli, con o senza certezze.

Forse, quella dignità che tu hai, loro non la conoscono.

Sono giorni di lotta e duro lavoro, che ti satura il cervello. Questo lavoro senza orari, gratuito, di salvaguardia della libertà, in questo momento va oltre a tutto. La pelle non si compra: punto.

Stai costruendo giorno per giorno, insieme ai tuoi fratelli e sorelle, i tasselli di nuove albe. Tu che, come molti altri intorno a te, non puoi essere pedina di un meccanismo di negazione di diritti umani.

Ti stai lasciando guidare, spogliandoti di tutto pur di restare in te e padrona di te, esponendoti a braccia aperte all’incognita di quel che verrà.

Chi si è sottoposto spontaneamente alla scelta dettata dall’alto, non conosce la lotta alla quale ti sei preparata e che stai combattendo con coscienza, costanza e sguardo vigile, tra sguardi che ignorano ed eseguono il mandato, uno solo.

Molti hanno smesso di sentire, si sono consegnati e marciano in una stessa direzione, non conoscono il peso dell’incoscienza.

Tu hai scelto di tenere gli occhi aperti e vedere l’orrore. Per restare dentro te stessa e restare cosciente, stai pagando il prezzo di sentire la violenza strisciante dell’abuso, sulla tua persona e sul tuo corpo. 

Per questo, ferita, non potrai che lottare per proteggerti, lottare per ciò che ti viene sottratto, per i tuoi diritti espropriati.

Oggi hai conosciuto il ricatto, in una forma che fino a poco tempo fa non credevi possibile. Spalle al muro, la tua voce e la tua individualità non sono contemplate.

Percepisci tutta la violenza di questa lettera: un annuncio di allontanamento dalla tua comunità, se non ti conformi. Ma non ti senti sbagliata o colpevole, per disobbedire al monito di essere uniforme. Per quanto in molti ci abbiano provato a farti sentire così.

Che questo gelo lasci spazio al fuoco che c’è in te. Che tu possa attraversare il buio, per trovare la luce.

Tieni viva la fiamma della tua voce, risuonerà in coro con la voce di ognuno di noi.

La strada è lunga. Ma tanti fratelli e sorelle lottano e continueranno a lottare con te.

Non sei sola.

Onora ogni giorno la fedeltà che porti a te stessa, dalla quale si sviluppa la trama della tua forza.

Continueremo a camminare insieme.

Non saranno certe costrizioni a fermarci, ma a fortificarci nelle intenzioni e a darci ulteriore conferma di quanto sia urgente salvaguardare libertà inviolabili e riconoscimento umano.

Il tuo sentire è parte del cuore pulsante di una comunità che non ha intenzione di arrestarsi.

Elisa M. – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia

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