Psicologia: una disciplina ancillare nella politica sanitaria, ma non nella realtà

In una sua recente lettera al Quotidiano della Sanità, il presidente del Cnop David Lazzari si dice deluso da come gli psicologi sono stati trattati alla Conferenza sulla Salute Mentale. Ecco l’articolo al quale mi riferisco: http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=96738&fbclid=IwAR1kMKilI9BclamUYu4aRXgYJ95NL9AEkBtNVVOwy2kkgZdY-srhoaYXhYI

Benché egli abbia tutte le ragioni, vedo i fatti sotto un’altra angolazione:

oggi mi sento deluso dalla psicologia, dopo aver dedicato la maggior parte della mia vita alla stessa. Ritengo che oggi la psicologia abbia perso la sua autonomia: il peccato originale fu di rinunciarvi per entrare nel mondo certamente più ricco, ma non certo migliore, della sanità. Era evidente che i medici, almeno quelli che gestiscono il potere nel SSN, ci avrebbero accolto come loro sottoposti e che questa sottomissione, magari, ma non sempre, negata a parole, avrebbe portato solo ad apparenti benefici.

Sicuramente un danno è stato portato alla psicologia, ed è stato la perdita di interesse per la psicologia umanistica, esistenziale e del profondo, per convogliare l’attenzione ad una psicologa evidence based, tutta comportamento e neuroscienze, in sé ottima, almeno in certi ambiti, ma squilibrata verso quelli che Wilber chiama i “quadranti esteriori”: ciò che si può misurare rispetto a ciò che si può sentire, ciò che si vede rispetto a ciò che è, il manifesto rispetto a ciò che genera la manifestazione.

Ecco che sono gli stessi psicologi che oggi, purtroppo, hanno perso il contatto con l’interiorità, con l’anima, dato che se puntiamo tutto sull’evidenza misurabile, con quel ridicolo linguaggio che mima l’obiettività di una autopsia, parleremo sempre più della macchina e sempre meno del fantasma che la anima.

E’ venuta meno la grande psicologia degli inizi. Quando medici coraggiosi andarono ad esplorare un mondo sconosciuto, oggi psicologi insicuri fanno a gara per entrare nella terra piatta della medicina dell’evidenza.

Massimo Soldati – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia.

..E la psicologia / psicoterapia rischia così di ridursi ad un pacchetto precostituito di tot sedute.

E il paziente, magari, si aspetta di risolvere un problema profondo in un tempo prestabilito e ricorre alla psicoterapia come ad un farmaco da prendere al bisogno, magari a periodi alterni o semplicemente quando il sintomo si va ad esacerbare. Al tempo stesso, può sentirsi incasellato in una cornice e in un protocollo (lo stesso adottato per gli altri pazienti) che limitano lo spazio di espressione e di riconoscimento della sua realtà profonda.

Perciò, il lavoro sulle dinamiche psicologiche profonde potrebbe rischiare in questo modo di ridursi a un mero lavoro sul sintomo; un sintomo che magari slitta da una dimensione all’altra, senza trovare riconoscimento del contenuto profondo e delle possibilità trasformative che và portando.

Se il regno dell’emotività e del sentire profondo si riducesse a criteri, incasellamenti, evidenze, si andrebbe a smarrire il senso e la complessità della dimensione che non solo si va esaminando, ma con la quale è necessario entrare in contatto per comprenderla, accogliendone e onorandone le incognite.

Elisa Molino – Psicologi per le Libre Scelte e la Deontologia

3 pensieri riguardo “Psicologia: una disciplina ancillare nella politica sanitaria, ma non nella realtà

  1. Concordo pienamente.
    ma cosa ci abbiamo guadagnato?
    Le nuove leve sono destinate ad un lavoro da liberi professionisti negli studi privati.
    La psicologia nel pubblico sta scomparendo. Ci lavora solo più chi ha 15-20 di carriera alle spalle.
    Tutto a discapito delle fasce deboli che non posso permettersi le tariffe dello studio privato.
    Alcuni psichiatri, pochi, non sono solo per la medicalizzazione, dei disagi mentali.
    Magri fossimo stati nel sistema, potevamo provare a cambiarlo…
    Ora in teoria ci siamo dentro, ma è troppo tardi, anche per la situazione della sanità in generale

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  2. Questo è il reale problema oggi ancora più di ieri della psicologia, che per opera dei suoi rappresentanti ufficiali sembra purtroppo destinata a rimanere una bizzarra appendice della politica medico-sanitaria e dei suoi interessi economici. Il mondo è divenuto così evidence based che si è perduta la profondità delle cose e gli psicologi non sembrano in grado di recuperarla, scimmiottando invece tecniche e protocolli in camice bianco.

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