Il potere dell’invisibile e la rinuncia alle proprie responsabilità

Estrapoliamo alcuni estratti del discorso del collega Paolo Garello, sociologo e psicologo clinico, al NO PAURA DAY di Cuneo (30 giugno 2021), per riflettere:

IO SONO VENUTO A PARLARVI DEL NULLA.

Voglio dimostrarvi che l’invisibile determina le nostre vite molto di più di quello che noi possiamo vedere o toccare con mano. Infatti, il 99,9% dell’umanità non ha mai visto un virus e non lo vedrà mai (…).

Perché l’invisibile è così determinante per noi?

Perché è sempre stato utilizzato come strumento di gestione delle masse, dei popoli. (…). Il prete, il sacerdote, lo sciamano, vi dirà che lui vede ciò che c’è nell’invisibile e ve lo traduce. Quale garanzia abbiamo noi che la sua traduzione sia corretta? Praticamente nessuna. La stessa cosa vale per quello che sta succedendo con la pandemia. Ci viene chiesto di fidarci degli specialisti e quali specialisti. Dobbiamo riconoscere che in questo abbiamo una responsabilità personale, perché fidarsi è comodo (…).

A ognuno di noi tocca la fatica di concentrarci sul problema che ci viene posto e tentare una soluzione razionale. La razionalità ce l’abbiamo tutti. Nel momento in cui si cominciano a vedere delle gravissime discrepanze nella logica che ci viene proposta, questo dovrebbe perlomeno insidiare una forma di diffidenza (…)”.

“In realtà, questo è un gioco a renderci tutti spossessati di noi stessi, irresponsabili, infantili.

Utilizzando un concetto molto antico, per quanto riguarda l’aspetto dell’invisibile, continuano a dirci che noi non possiamo fidarci di noi stessi, non possiamo fidarci di madre natura. Perché madre natura ci tradisce, è capricciosa, quindi ci colpisce alle spalle con un virus. Chiunque osservi con attenzione madre natura, come si comporta, si renderà conto che è ordinatissima nella sua straordinaria fantasia. Segue delle regole che riescono mantenere in piedi l’universo, la terra, la natura, noi stessi, le operazioni chimiche, biologiche, elettriche, elettromagnetiche che accadono dentro di noi, in ogni istante, sono miliardi per secondo, e normalmente (madre natura) non si sbaglia”.

“..un gioco a mettere noi stessi nella paura di noi stessi.

Non solo è sospesa la Costituzione e quindi la dialettica democratica, con le istituzioni e anche tra di noi. Hanno creato un campo da calcio dove ci sono due squadre e ognuna deve eliminare l’avversario. In termini psicologici, noi siamo già in guerra civile, perché la violenza dialettica istigata nella comunicazione sociale è inaccettabile e diseducativa.

Io non voglio essere creduto, io voglio che le persone si responsabilizzino. Fa fatica (…)”.

“Da psicologo ci tengo a dirvi che esistono due forme di identità, che teoricamente non dovrebbero nemmeno essere in conflitto una con l’altra. La prima identità, la più profonda, è quella con la quale nasciamo. Dopo di ché veniamo educati. Il ché vuol dire, facendo una grossolana generalizzazione: essere addestrati a corrispondere alle regole che gli adulti prima di noi hanno deciso e sulle quali sono convenuti. Se questo è fatto bene, viene fatto in maniera tale da rispettare l’identità naturale e non violentarla. Altrimenti si può arrivare a perdere l’identità di partenza, fino a diventare schiavi di un sistema: così, non sono più intimo a me; entro in un meccanismo per il quale, se non sono riconosciuto da una sufficiente fetta della società, mi sento di non esserci, di non essere nulla. Questa è follia”.

“Io non posso incontrare nessun essere umano sul piano meramente culturale. Ci possiamo esser simpatici per le idee che coltiviamo o per le cose che facciamo ma l’intimità vera nasce soltanto nel momento in cui io riconosco la prima identità naturale di cui l’altra persona è portatrice. Quello è il valore massimo”.

“Nel momento in cui vado dal meccanico, ciò che lui sà per me è invisibile. Se scelgo un dentista, ciò che lui farà e saprà per me è invisibile. E via dicendo. Quindi, è chiaro che l’invisibile può essere gestito in maniera onesta o disonesta (…)”.

“Il mio vuole essere un invito ad approfittare di quello che ci stanno facendo, per rilanciare la volontà di uno stare insieme in società veramente costruttivo“.

“Ci sono delle società, purtroppo molto marginalizzate, che hanno dimostrato di potersi organizzare in maniera non conflittuale. Queste società, in ambito antropologico, vengono definite non schismogeniche: questo significa che, quando si crea un conflitto all’interno della società, le persone non vanno mai in escalation, perché sono sempre pronte a modificare le regole per il bene comune.

La regola non è sopra l’uomo. Le regole sono fatte a utilità dell’uomo. Questo vale anche per la legge ovviamente: se la legge non è funzionale diventa anti-umana.

Ma questo gioco, tutti insieme, non si può fare se ognuno di noi rinuncia alla propria responsabilità. Quindi non possiamo permetterci di essere pigri, infantili e farci dire dagli altri come stanno le cose perché significa un’abdicazione alla propria responsabilità. E di conseguenza significa non poter partecipare al gioco costruttivo dello stare insieme“.

Paolo Garello – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia

Nel video qui sotto potete vedere l’intervento integrale:

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