Le manifestazioni pacifiche non mollano in tutta Italia

Da mesi, ogni weekend nelle piazze d’Italia, è attiva la protesta pacifica, salvo infiltrati, di un popolo che ha impresso il ricordo dei diritti e delle libertà fondamentali garantiti fino a ieri, un popolo che si vede sgretolare le certezze basilari da sotto ai piedi, ma che non molla e pretende il rispetto di quei diritti. A Torino, per esempio, da venerdì mattina piazza Castello è viva di questa collettività, per culminare ieri, il 16 ottobre, in un grande OM che ha vibrato in tutta la piazza. E si continua a diffondere questa energia e risonanza che apre alla luce della possibilità e si contrappone al buio, alla sorda frequenza della paura, all’iper-adattamento immobilizzante.

Mentre il mainstream rinnova la replica sul fatto che i manifestanti siano poche decine nelle piazze (salvo esaltare la presenza di matrici fasciste alle manifestazioni), incita i retromarcia, minimizza e svaluta le azioni collettive incrementando il caos di fronte all’evidenza della verità, i lavoratori portuali accendono un grande faro che illumina la realtà di quanti siamo; al di là di cosa accadrà nei prossimi giorni e di come si muoveranno i portuali, è bene tenere conto del fatto che le giuste azioni vadano attentamente ponderate, in un momento così delicato.

Nel complesso osserviamo che, mentre la discriminazione avanza, le differenze tra tante persone si stanno gradualmente dissolvendo, le distanze si accorciano, trovandoci insieme nella comprensione che il bene del singolo è legato al bene di tutti

È necessario, ahimè, che questa crisi arrivi in qualche modo a toccare ognuno, rendendosi visibile per smuovere e attivare un reale cambiamento; per giungere a un punto di rottura.

Per quanto tempo si può ingoiare e reprimere il prezzo di un’invasione abusante? Violenta quanto subdola, che continua ad avanzare, privando gradualmente della propria integrità fisica, psichica e mentale, privando dei propri spazi.

Perché ciò che viene invaso e sottratto è qualcosa di nostro. E ciò che è nostro va confinato e protetto. 

Si sà che l’abuso subìto e non riconosciuto rischia di rendere complici. E che l’abusato inconsapevole può diventare abusante, e reiterare il dramma.

Per quanto tempo può reggere una narrazione che invalida e mette in ginocchio giorno dopo giorno? 

Ci si augura che l’umiltà di vedere al di là del proprio orticello, il coraggio di lasciar cadere convinzioni non proprie ma abilmente inoculate da mesi, il coraggio di compiere un movimento inverso a quello istigato e richiesto, il desiderio di incontrarsi e tendersi la mano possano essere antidoti al caos alienante e all’adesione cieca.

Che la paura non ammazzi il desiderio di vivere. E che la crisi in atto lo possa risvegliare.

Siamo tanti, finché ognuno di noi coltiva la propria presenza e individualità e riconosce di esser parte della realtà che sta accadendo.

Non si può essere liberi fintanto che non si riconoscono le privazioni illegittime a cui si è sottoposti, che si tratti di libertà di agire o di sentire o di pensare.

Questo è un momento determinante per attivare il riconoscimento profondo di sé e di chi si è.

Buona continuazione di ottobre 2021 a Ognuno, a Tutti Noi!

Elisa Molino – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia

Qui sotto: il video fatto da una collega ieri a Torino, nel momento del grande OM.

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