SOSTEGNO PSICOLOGICO AI PORTUALI

Come cittadini e in qualità di psicologi non possiamo rimanere inerti di fronte a quanto sta accadendo nei porti italiani. I manifestanti trattati con estrema durezza, gli idranti su padri di famiglia che da giorni affrontano il freddo notturno, i giornali che riportano notizie in contraddizione con le testate estere. Non siamo medici e non vogliamo entrare nella questione vaccino, ma abbiamo forti dubbi su un green pass che viene imposto come strumento dissuasivo. Non pensiamo che il nostro compito sia quello di convincere, bensì quello di aiutare le persone a fare democraticamente e autonomamente le proprie scelte, prevenendo il contagio da virus parimenti pericolosi: la discriminazione, la divisione, l’odio.

LA LIBERA ESPRESSIONE, SE FORTEMENTE CONDIZIONATA, PUO’ ESPORRE A TRAUMI

La repressione di libertà fondamentali può minare la propria integrità e provocare condizionamenti e traumi di una certa portata, a livello individuale e collettivo.   Riteniamo un nostro compito aiutare le persone a restare integre nella propria identità, resilienti e padrone di se stesse, perché così potranno esprimere le proprie scelte ed i loro diritti naturali. 
Vogliamo garantire il nostro sostegno ai portuali che lottano per le loro idee esponendosi a tanto stress, tanto dolore, tanta incomprensione, sacrificando la loro incolumità personale e il reddito delle proprie famiglie, a favore di una dignità che non viene smarrita, costi quel che costi. Una dignità che muove alla protezione delle loro famiglie e della società intera. La loro unione è un antidoto alle divisioni che troppo spesso vengono fomentate ultimamente.

APRIAMO QUESTO SPAZIO GRATUITO E SOLIDALE PER TUTTI I PORTUALI CHE NE SENTISSERO LA NECESSITA’
Vogliamo offrire questo spazio di ascolto e sostegno per poter elaborare la solitudine, il senso di ingiustizia, il mancato ascolto e riconoscimento, la perdita del lavoro, la delusione, il senso di minaccia e smarrimento, la rabbia, la tensione e per coltivare la stabilità e i momenti di silenzio interiore che sostengono la lucidità mentale, il ristoro dal caos circostante, la resilienza e la forza di reagire.
I portuali in lotta che ne sentono la necessità possono usufruire gratuitamente dei nostri consulti psicologici, contattando uno dei professionisti nella lista qui sotto. Ognuno di noi, compatibilmente con i propri impegni, sarà felice di dare gratuitamente il proprio aiuto durante questo periodo difficile. 

Le manifestazioni pacifiche non mollano in tutta Italia

Da mesi, ogni weekend nelle piazze d’Italia, è attiva la protesta pacifica, salvo infiltrati, di un popolo che ha impresso il ricordo dei diritti e delle libertà fondamentali garantiti fino a ieri, un popolo che si vede sgretolare le certezze basilari da sotto ai piedi, ma che non molla e pretende il rispetto di quei diritti. A Torino, per esempio, da venerdì mattina piazza Castello è viva di questa collettività, per culminare ieri, il 16 ottobre, in un grande OM che ha vibrato in tutta la piazza. E si continua a diffondere questa energia e risonanza che apre alla luce della possibilità e si contrappone al buio, alla sorda frequenza della paura, all’iper-adattamento immobilizzante.

Mentre il mainstream rinnova la replica sul fatto che i manifestanti siano poche decine nelle piazze (salvo esaltare la presenza di matrici fasciste alle manifestazioni), incita i retromarcia, minimizza e svaluta le azioni collettive incrementando il caos di fronte all’evidenza della verità, i lavoratori portuali accendono un grande faro che illumina la realtà di quanti siamo; al di là di cosa accadrà nei prossimi giorni e di come si muoveranno i portuali, è bene tenere conto del fatto che le giuste azioni vadano attentamente ponderate, in un momento così delicato.

Nel complesso osserviamo che, mentre la discriminazione avanza, le differenze tra tante persone si stanno gradualmente dissolvendo, le distanze si accorciano, trovandoci insieme nella comprensione che il bene del singolo è legato al bene di tutti

È necessario, ahimè, che questa crisi arrivi in qualche modo a toccare ognuno, rendendosi visibile per smuovere e attivare un reale cambiamento; per giungere a un punto di rottura.

Per quanto tempo si può ingoiare e reprimere il prezzo di un’invasione abusante? Violenta quanto subdola, che continua ad avanzare, privando gradualmente della propria integrità fisica, psichica e mentale, privando dei propri spazi.

Perché ciò che viene invaso e sottratto è qualcosa di nostro. E ciò che è nostro va confinato e protetto. 

Si sà che l’abuso subìto e non riconosciuto rischia di rendere complici. E che l’abusato inconsapevole può diventare abusante, e reiterare il dramma.

Per quanto tempo può reggere una narrazione che invalida e mette in ginocchio giorno dopo giorno? 

Ci si augura che l’umiltà di vedere al di là del proprio orticello, il coraggio di lasciar cadere convinzioni non proprie ma abilmente inoculate da mesi, il coraggio di compiere un movimento inverso a quello istigato e richiesto, il desiderio di incontrarsi e tendersi la mano possano essere antidoti al caos alienante e all’adesione cieca.

Che la paura non ammazzi il desiderio di vivere. E che la crisi in atto lo possa risvegliare.

Siamo tanti, finché ognuno di noi coltiva la propria presenza e individualità e riconosce di esser parte della realtà che sta accadendo.

Non si può essere liberi fintanto che non si riconoscono le privazioni illegittime a cui si è sottoposti, che si tratti di libertà di agire o di sentire o di pensare.

Questo è un momento determinante per attivare il riconoscimento profondo di sé e di chi si è.

Buona continuazione di ottobre 2021 a Ognuno, a Tutti Noi!

Elisa Molino – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia

Qui sotto: il video fatto da una collega ieri a Torino, nel momento del grande OM.

Buon 15 ottobre a tutti

Quanta energia e fermento si respira alle porte di questo 15 ottobre: sarà l’ennesima data tragica di questo tempo, eppure queste date le vedo sempre più come occasione. L’ennesima bella occasione di esserci e di coinvolgermi attivamente per i diritti che vorrei e per la necessità di vedere e vivere una realtà integrale.

Si è sempre meno soli nelle piazze e non solo. La volontà di ognuno risuona collettivamente.

A un passo dalla perdita, l’ennesima, sta la necessità di vedere la realtà quale è e il coraggio di affrontare. Lo si sta recuperando, voglio credere in questo.

Che la conta delle perdite alimenti la voglia di farcela, di dire basta a tutta una serie di questioni.

Ognuno di noi contribuirà a fare questo 15 ottobre. Auguro a tutti di vivercelo, dovunque siamo, e di viverci ogni singolo giorno per quel che accade e per quello che possiamo fare!

Elisa Molino, Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia

Gruppi AutoAiuto online – libertà di scelta. Come l’ascolto reciproco rafforza l’animo.

Da qualche mese abbiamo creato, come Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia, un gruppo di auto-aiuto tra pari.

Inizialmente il gruppo era dedicato agli psicologi, in seguito però si sono uniti altri sanitari ed altre categorie sottoposte ad obbligo vaccinale prima, ed al greenpass dopo. 

L’idea che mi ha fatto scaturire questo servizio è stata la necessità, per me ed altri colleghi, di poter elaborare quel senso di esclusione, solitudine e persino odio cui oggi vengono sottoposte quelle persone che non accettano la narrazione mainstream sulla pandemia. Nei nostri incontri non discutiamo di medicina, di legge, di politica, ci sono tanti gruppi che oggi lo stanno facendo! Parliamo invece di come ci sentiamo, del nostro non dormire la notte, della nostra ansia nel sentire le notizie sempre più oppressive che incalzano, dei nostri cari vaccinati o meno, degli episodi che costellano la nostra vita di divergenti, di esclusi, di quasi delinquenti, di drop out, anche se tra noi c’è chi ha scelto di vaccinarsi. E noi lo accogliamo e rispettiamo naturalmente, perché rispettiamo la libertà di scelta, la libertà di opinione, la sacralità della vita di ognuno e del proprio corpo

Dalla condivisione nascono cose bellissime, i dolori le incertezze e le frustrazioni in gruppo diventano dignità, coraggio, propositività, visione ampia e profonda delle cose, senso di comunione e fratellanza che scioglie ogni male.  Ed il male di vivere oggi è tanto, sia in chi si conforma, sia in chi segue ciò che dentro di sé sente più giusto.

Noi non ci arroghiamo il diritto di giudicare, né pensiamo in modo assoluto di avere ragione, né pensiamo di conoscere la vera verità o la vera scienza scientifica, anche se molti di noi hanno tanti anni di studi alle spalle, noi vogliamo solo ascoltarci con il cuore in mano, tra pari, senza che nessuno sia più dell’altro. Da questo ascolto nasce una forza che ci anima e ci fa stare meglio.

Se vuoi unirti ai gruppi, gratuiti ed online per ora, ma in seguito chissà, sei il benvenuto. Segui le indicazioni in questo link: https://psicologiperleliberescelte.com/gruppi-auto-aiuto/


Massimo Soldati – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia

Pasti gratis…PLEASE!!!

Gentile Roberto FREGA,

la ringrazio enormemente per avermi aperto gli occhi con il suo articolo sull’Huffington Post su quanto siamo fortunati.

Fortunati perché, come si evince dal suo illuminante articolo, viviamo nel più Bel Paese del mondo e non già per le celeberrime gemme artistiche, naturali e culturali della nostra nazione, ma proprio per quella qualità di spiccato e generoso altruismo che ha spinto il 70…forse 80% dei nostri connazionali a DONARE un pasto gratis a quei farabutti, terroristi e assassini che non l’hanno ancora fatto. Questa sublime generosità si evince chiaramente anche dalle frotte accalcatesi nei primi hub vaccinali, così ferventi nel loro amore per il prossimo e nell’anelito di una ritrovata libertà a giovamento di tutti che assaltarono a forza, spingendosi con delizioso e compassionevole affetto, nella speme di essere quanto prima donatori di speranza, salute e liberazione per i cittadini altri tutti.

È la medesima scintilla d’amore e altruismo che si può ancor oggi veder baluginare negli occhi di taluni tra i più fervidi altruisti ancora mascherati all’aperto quando qualche imprudente si avvicina loro troppo: scattanti al pari di un gatto in agguato, saltano di lato e si alzano la pezza sulle fauci per esclusivo atto d’amore e interesse per l’altro: non sia mai che il fetido agente infettante possa involontariamente passare al prossimo, così tanto solertemente e compassionevolmente accudito e protetto (nonostante la sua ignoranza ed il suo inaccettabile egoismo).

E dice bene, citando l’esempio delle cartacce per terra e di chi se ne occupa a vantaggio di tutti: ed infatti, proprio perché è l’altruismo e l’amore per gli altri la principale – probabilmente unica – vera motivazione della vaccinazione di questa grande maggioranza illuminata e compassionevole che – infatti – le nostre strade sono linde come specchi, nessuno passa mai avanti nelle file al pari dei nostri virtuosi confratelli svizzeri, germanici o scandinavi così come girare nel traffico delle nostre città è un’autentica esperienza di gioia e un continuo rilassarsi ed apprezzare i complimenti, i favori e gli auguri che i guidatori felici ed amorevoli si scambiano l’un l’altro, momento dopo momento.

Siamo proprio fortunati, e viviamo nel migliore dei mondi possibili. Del resto è la stessa ragione per cui – checché ne dicano gli odiosi “no-vax” (sia sempre inteso con affetto) troviamo disseminati nei social e nei principali mezzi d’informazione così tanti accorati (etimologicamente “dal cuore”, per l’appunto) inviti ad aprirsi all’amore per gli altri sotto forma di inoculazione salvifica per noi e per tutti (nei secoli dei secoli, ora pro nobis), come ad esempio gli olimpici e affettuosissimi:

-“Fosse per me costruirei anche camere a gas” (dott.ssa Marianna Rubino).

– “Campi di sterminio per chi non si vaccina” (dr. Giuseppe Gigantino).

– “Verranno chiusi in casa come sorci… Lockdown solo per i novax” (dottori Matteo Bassetti e Roberto Burioni).

– “Caccia ai novax… Staniamo i novax…” (generale Giuseppe Figliuolo).

– “I rider devono sputare nel loro cibo” (David Parenzo, giornalista).

– “Mi divertirei a vedere i no vax morire come mosche” (Andrea Scanzi, giornalista).

– “Madonna come vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo” (Selvaggia Lucarelli, su Twitter).

– “I cani possono sempre entrare, solo voi come è giusto rimarrete fuori” (Sebastiano Messina, de la Repubblica).

– ” …il covid mi ha cambiato. Provo un pesante odio verso i no vax con cui al momento non ho voglia di dialogare, ma al massimo di stirarli in auto.” (J-Ax, su Repubblica).

Siamo proprio fortunati, circondati d’amore, e viviamo nel migliore dei mondi possibili. Tra l’altro, la sua acuta, approfondita e completa analisi include, non c’è che dire, TUTTI gli aspetti veramente rilevanti di questa triste faccenda e della sua soluzione: come abbiamo appreso dai succitati media in tutti questi mesi di brillante e libera informazione “l’unica soluzione è la vaccinazione” (fa anche rima, ripetiamo insieme ad libitum, orsù). Ed è su questo, infatti, che la sua arguta tesi si poggia con solide fondamenta. Vale a nulla lo sperticarsi inutile di medici e scienziati che sembrano francamente usciti – diciamolo – da lugubri anfratti di credenze medievali, stregonesche e anti-scientifiche. Idrossiclorochina, Ivermectina, protocolli applicati con successo su migliaia di pazienti di ogni livello di gravità, condizioni cliniche ed età da parte di medici che – a loro dire – ci hanno messo la faccia e il rischio di carriera (visto che a quanto pare per tali azioni risultano pure sotto sanzioni repressive da parte dei loro ORDINI), salvando però praticamente tutti i pazienti ….ma chi ci crede? Ma chi può credere a panzane simili? Se fossero vere ce le avrebbero raccontate a reti e giornali unificati! (non ricordo a che livello si trovi l’Italia per quanto riguarda la “libertà d’Informazione” ma credo siamo messi benino…e, in ogni caso, abbiamo vinto gli Europei.

Del resto, lo ricordo, siamo proprio fortunati, circondati d’amore, lei è il “direttore di ricerca presso il CNRS di Parigi” e viviamo nel migliore dei mondi possibili.

E, davvero, Davvero, DAVVERO non si capisce come mai tutta questa resistenza nei confronti di tal bene prezioso quando anche la palese evidenza della pressione iperboliticamente crescente della compressione sociale, le chiare mosse di ingegneria sociale tese a dividere e fomentare gli animi, le riduzioni ed eliminazioni dei diritti fondamentali, naturali e costituzionali e l’istituzione dello scudo penale per i medici inoculatori, la liberatoria completa delle case farmaceutiche (pur orgogliosamente coperta sicuramente per pudicizia da artistici tratti di pennarello nero oscurante sui contratti europei) e la mancata presa di responsabilità per gli effetti avversi da parte dello Stato sono solo argomenti pretestuosi, di chi non si fida di un governo e di una politica che ha sempre, sempre, sempre fatto il bene dei propri cittadini, innanzi a tutto, senza mai conflitto di interesse alcuno (come mi pare – vado a memoria – cantasse lo stesso De André).

Non sia mai, poi, che venga messo in discussione il granitico ed inattaccabile assioma del bilanciamento positivo costi/benefici della inoculazione salvifica, giacché è lapalissiano – tranne agli infedeli “no-vax” – che morti, amputazioni per trombi, reazioni avverse gravi che durano da mesi ecc. ecc. ecc. sono solo specchietti per le allodole e assolutamente NON silenziati, ridotti o minimizzati da giornali o istituzioni che invece riportano fedelmente la verità dei fatti, come è sempre stato (vedi sopra). A ricordarci implicitamente la #nessunacorrelazione (nonostante taluni malpensanti si ostinino pervicacemente a mostrare -ad esempio – percentuali di reazioni avverse in stati confinanti triple o più rispetto a quelle italiche) ci ha aiutato anche la sua prosa fluida e rassicurante, colma di “argomento specioso”, “perfettamente sicuri” “frazione minuscola” (di MORTI) ed altre perle sintattiche. Per questo, non la ringrazieremo mai abbastanza.

Ma, ancor più, il suo genio raggiunge l’acme quando addebita ai “no-vax” la responsabilità dei danni dell’inazione e addirittura del differimento di interventi necessari…perché è giusto ed efficace – come sempre si è fatto nella storia della politica – creare un nemico unico, appiattirlo e poi attribuirgli tutte le nefandezze. È così che si fa la giusta pulizia, i miei complimenti. Tutte le altre argomentazioni attinenti alla contagiosità dei vaccinati (per la quale cadrebbe de facto TUTTA la narrazione rispetto alla protezione altrui), al mancato potenziamento della medicina del territorio e dell’implementazione delle cure domiciliari precoci, dell’aumento dei posti letto, dei medici e delle terapie intensive e, in generale, del comparto Sanità (che continua ad oggi ad essere TAGLIATO e che ha ricevuto la fetta più PICCOLA dei finanziamenti del recovery found) e similari sono tutte argomentazioni da terrapiattisti.Ah sì, signora mia, l’ho proprio detto.

Infine, che dire, come ciliegina sulla torta la citazione sulla quale è costruito tutto l’impianto del suo pregiato articolo, il cosiddetto “pasto gratis”, proviene da uno degli economisti più neo-liberali dei nostri tempi, consulente dei vari Thatcher, Reagan e Pinochet …esempi fulgidi di vero amore per le libertà e i diritti che tanto accomunano qualsiasi vero democratico di qualunque colore politico (conosco persone di cosiddetta sinistra che in tempi passati sarebbero semplicemente rabbrividite a leggere tali elucubrazioni e accostamenti alla situazione attuale ma, si sa …stiamo andando nella “nuova normalità” …e il fascismo dei fatti con cui si sta trasformando la nostra società con la scusante della pandemia, non sta davanti agli occhi di tutti, ma è solo uno dei vari deliri complottistici di moda).

Mi perdoni, però, una piccola nota a margine …nel suo equilibratissimo e radiosissimo articolo, non mi è chiaro un passaggio, quando scrive: “In una società liberale ciascuno ha diritto a difendere le proprie scelte, nessuno ha diritto ad un pasto gratis alle spalle degli altri.(???).

E poi: “C’è una differenza fondamentale tra la società aperta di cui parlava Karl Popper, e che protegge l’autonomia e lo spazio di libertà privata di ciascuno dall’intrusione arbitraria dello stato e degli altri, e la società del pasto gratis in cui una interpretazione distorta della libertà personale diventa una scusa per far pagare al resto della società il prezzo delle proprie scelte e dei propri privilegi.” (…e QUALE sarebbe , Deo Gratia, questa differenza ??????).

Potrebbe essere accusato di bi-pensiero orwelliano o pur anche solo di incoerenza manifesta dai soliti noti …ma noi sappiamo invece che siamo proprio fortunati, circondati d’amore, lei è il “direttore di ricerca presso il CNRS di Parigi”, scrive sull’ Huffington Post e viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Ora la saluto cordialmente, fulgido esempio di assennato e onesto luminare, e vado a preparare le renne, ché la consegna dei regali ai bimbi buoni è ormai vicina.
Grazie!

Dr. Fabio Petruzzi – Psicologi per le libere scelte e la deontologia

Il crepuscolo degli zombies

Provengo da una famiglia con attivisti comunisti. Mio padre e mio zio ci credevano veramente.

Poi mio padre cadde nelle maglie della perfida reazione, si accorse che qualcosa non funzionava nel partito e tornò a credere nei principi basilari e costituzionali su cui si basano le imperfette democrazie occidentali e non nella rivoluzione del proletariato, oggi abilmente colorata arcobaleno e messa al servizio di quella che prima si sarebbe chiamata reazione.

Mi fu perciò risparmiato di credere nelle panzane che oggi stanno mettendo in crisi tanti miei amici e conoscenti, che non riescono a fare quadrare gli ideali con la realtà della nuova dittatura strisciante, fortemente promossa proprio dagli eredi di quel glorioso  partito comunista. Non riescono nemmeno a fare quadrare quella rete di amicizie, di conoscenze, di connivenze, di comodi posti di lavoro, di prebende e riconoscimenti – immeritati – che – perderesti – se – divergessi, a farle quadrare, dicevo, con gli ideali primigeni, se ancora se ne ricordano. 

Tutto questo sta cadendo. Si sente nell’aria lo sconforto ed il terrore di chi ha sostenuto un sistema che sta crollando. Aprés moi le déluge dice qualcuno, altri si conformano come mai prima alla voce del padrone, trasformato in grande fratello dopo la lezione di Totem e Tabú, altri confidano nel trasformismo ben diffuso sul suolo patrio, per ora privo di jus, mentre emuli di Masaniello e Nerone dicono di governare, altri divengono kapó di nuovi campi di concentramento, altri gioiscono delle esecuzioni sferruzzando davanti al patibolo.

Tutto sta crollando. Non c’è scampo, non c’è vaccino miracoloso che tenga. Gli zombi arrivano e mordono infettando. Solo il coraggio di essere se stessi può salvare. Solo l’intelligenza o l’istinto di seguire l’élan vital impermeabile alla propaganda. 

Un piccolo gruppo compirá il salto quantico evolutivo e tra loro qualcuno, passando attraverso le persecuzioni, creerà un nuovo mondo.

Massimo Soldati – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia.

Trova le differenze

E’ una mite notte d’estate, anche se purtroppo è il 6 agosto: una data che segna uno spartiacque, l’ennesimo, che rende sempre più evidente la discriminazione e la divisione tra le persone.

Si assiste a un festival estivo gratuito marchigiano che accoglie, ogni anno, migliaia e migliaia di persone. Sul palco, in posizione centrale alla piazza, una band americana suona e intrattiene il pubblico.

Al di là delle transenne: coloro che secondo il dictat han fatto il “loro dovere per la collettività”.

Al di qua: i disubbidienti. O, in altre parole, i discriminati.

Una signora entusiasta, vestita a tema per la serata swing, è pronta a ballare e fà per varcare le transenne. D’altronde l’evento è gratuito e all’aperto.

Un ragazzo dello staff la ferma con gentilezza: “green pass?”.

La signora risponde: “Osservate cosa state facendo realmente: state dividendo le persone; chi sta dentro e chi sta fuori. È illegale: nessun cittadino può essere discriminato. E poi siamo all’aperto. Cosa cambia davvero dividerci? Credete che li dentro non ci sia il contagio? Oramai lo sappiamo tutti: al momento nulla può bloccare il contagio. Semmai, quello che cambia è che: chi sta fuori è più facile che si assembri dove ci sono le transenne, per riuscire a vedere lo spettacolo. Ma davvero crediamo di risolvere qualcosa facendo così?”.

Nell’immaginario delle persone continuano a crescere le divisioni tra zone bianche e zone gialle, cosa si può e non si può fare, i buoni e i cattivi, ..i perimetri delineati da scelte private messe alla mercé di tutti; immersi in una mancanza di certezze che viene coperta da una massiccia azione propagandistica che neutralizza prontamente l’evidenza di scenari che non soddisfano affatto quello che si vorrebbe far credere.

A fine concerto, il presentatore ricorda: “Non si può ballare, E’ PROIBITO PER LEGGE. NON E’ PER IL FESTIVAL. NON SIAMO NOI”. Pronuncia queste parole con pacata gentilezza, ma il perimetro green si svuota immediatamente. La gente se ne va, con pacata rassegnazione, mentre alle loro spalle, sul mega schermo, sono proiettate le immagini dei festival passati, con tanto di colori, calore, danze e gioiosa libertà.

Ora sul palco, senza pubblico di fronte, è il momento del dj set. Che desolazione: una musica che nessuno può ballare. Sotto le note di un lieto e movimentato swing, si osserva il blocco dei corpi ammutoliti, nell’espressione e nei movimenti. Un festival pieno di colori che contrasta con la sbiadita pacatezza, con la placidità e l’accondiscendenza tipica del 2021.

Ecco una fotografia della prima serata della “discriminazione evidente” e della “libertà comprata”. Come sonnambuli si assiste e si passeggia in questo scenario surreale che è appena cominciato.

E anche questo abbiam permesso; anche da qui sarà dura fare marcia indietro. Ma non impossibile.

La coscienza è oltre i recinti. E noi non siamo greggi.

Elisa Molino – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia

SENZA COLPO FERIRE: SOSPESO!

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Nel mare magnum dei ricorsi collettivi e delle iniziative legali che chiedono giustizia e riconoscimento di diritti che tragicamente non risultano più inviolabili, nonostante i confini legali sanciti dalla Costituzione Italiana, dal diritto Europeo, dalla Risoluzione del 27 gennaio 2021 dell’Assemblea Permanente del Consiglio d’Europa (che vieta di rendere obbligatoria la vaccinazione per tutti i paesi membri, vieta di fare pressioni alla vaccinazione, chiede di garantire che nessun cittadino venga discriminato, chiede di fornire informazioni trasparenti sugli effetti collaterali dei sieri) ..nonostante tutto, la spinta liberticida avanza, come schiaccia sassi.

Un collega è stato sospeso. E oltre a lui, diversi altri colleghi. Non saranno i primi e né gli ultimi. Sconcertante, oltretutto in un momento come questo e dopo anni di tagli alla sanità.

Che sfida grande quella di restare fedeli a se stessi, in mezzo a un “sonno” generale alienante, a un blackout disarmante delle coscienze.
Una collega ieri diceva “ci è rimasta la nostra coscienza“. Non ci priveranno anche di questa.
Il nostro collega sospeso, che è psicologo, svolgeva il suo lavoro adottando tutte le misure di sicurezza necessarie per la tutela dei suoi pazienti. Si precisa (ma non sarebbe il caso), che nessuno dei suoi pazienti abbia mai contratto la covid nel suo studio. E molto probabilmente mai l’avrebbe contratta. Non aveva contatti corporei con i suoi pazienti e a ognuno di loro garantiva adeguate distanze di sicurezza.
Qual è il motivo logico di questa e di chissà quante altre sospensioni? NON SI COMPRENDE.

E La possibilità di chiedere delucidazioni in merito alla natura dei sieri per una scelta consapevole? NEANCHE CONTEMPLATA.

Era già abbastanza in ginocchio la sanità italiana, senza considerare l’ulteriore disservizio causato da sospensioni di questo tipo.

Quindi, per il bene collettivo: – si sospende? – Non si danno delucidazioni sui pro e i contro dei sieri, sulla loro natura e composizione, sui criteri di sicurezza ed efficacia? – Non si dà risposta a domande lecite e a richieste di approfondimenti? – Non si considerano i potenziali rischi dell’inoculazione di questi sieri, in caso di gravi patologie o in caso in cui si sia contratta la covid tot mesi prima? – – Non è importante il risultato di un sierologico al fine di stabilire se l’inoculazione vada fatta o meno? – È previsto lo scudo penale ai medici? – E ancora, si taglia via parte della popolazione dalla partecipazione alla vita collettiva? – Si privano i cittadini della possibilità di discernimento? – Si crea un disservizio sanitario nazionale? …tutto ciò, per il “bene collettivo”. Tutto ciò, oggi viene definito “etico”.

Sembra che “pensare con la propria testa” sia diventato non etico e non buono. E’ tabù il fatto di poterla pensare a modo proprio, il fatto di restare soggetti autodeterminanti, umani, adulti. Stiamo assistendo, passo passo, a un’imponente opera di distruzione, a un abuso di potere senza precedenti, nelle nostre vite; ma non siamo disarmati. La nostra arma è proprio quanto di più umano ci resta: il lume del pensiero critico, la forza dell’identità soggettiva, il contatto profondo con il corpo e con la naturale imprevedibilità della vita, fatta anche di dolore e malattia, di cadute e risalite, che è importante imparare a tollerare se non ci si vuole consegnare in pasto alla manipolazione e a scorciatoie illusorie.
Quello per cui noi stiamo lottando, oltre ogni retorica e a favore della scienza e coscienza per tutti, non sarà spazzato via facilmente né da un Trattamento Sanitario Obbligatorio, né da una SOSPENSIONE.
C’è una fiamma che resta viva e non può essere spenta in molti di noi. E ogni fiamma è un faro, che fa luce a sé e intorno a sé, alimentando una rete coesa di persone libere. C’è una fetta della popolazione sulla quale non attecchiscono certe strategie e le cui radici non potranno essere estirpate, costi quel che costi.

Che sia il bene di tutti a vincerla, un bene che supporta la vita e che tiene conto di ognuno.

Elisa Molino – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia

Doppio legame e Faust: il paradosso e la vendita dell’anima

Il governo e i suoi consulenti adottano la strategia di obbligarci a subire la sperimentazione genica, ma …formalmente… risulta che siamo noi a richiederla. Questo è uno dei tanti “imbrogli”. La chiamano però con un nome “buono”, alterando la percezione della realtà e facendola diventare un’induzione ipnotica, che agisce su molti canali percettivi e che è una specie di “mantram”. Sono manipolatori. Anche manipolatori del linguaggio. 
Il risultato è creare quello che la psichiatria chiama “doppio legame“, nel campo della psicosi: io ti dico che tu sei libero di fare ciò che vuoi, non ciò che piace a me. Però il “fare ciò che vuoi” deve sottostare dentro le regole che io stabilisco. E…quando tu fai ciò che vuoi, ma non ciò che io ho deciso che tu debba fare… io ti punisco. Ma non ti sto dicendo che ti punisco, ti sto dicendo che continui ad essere libero ma “socialmente cattivo”, inducendo senso di colpa e una forma di dissociazione. Perché tu ti sentiresti “buono” ma invece sei dichiarato e percepito (anche dagli altri ormai “ipnotizzati”) come “cattivo”. Questa dissonanza cognitiva può generare disequilibrio e perdita di fiducia nelle proprie percezioni.
L’inganno linguistico del Governo e dei suoi vari “tecnici” che agiscono nell’ombra (il male usa muoversi nell’ombra) ha su di noi effetti psicologici.  Dobbiamo trovare un modo per smascherare ed affrontare questa “trappola psicotica”, ridefinendo il linguaggio, dando una rilettura dei fatti e ripristinando un senso vero di realtà. In questo senso è importante la decodificazione di ciò che avviene, il confronto e la diffusione di idee.

Gli Psicologi hanno un ruolo molto importante in questo momento.  Il pensiero logico è assolutamente determinante per mantenere un equilibrio mentale, così come il pensiero astrattivo, che vede le cose come dall’alto (il cosiddetto “volo dell’aquila”) e coglie i processi da una visione esterna. L’osservatore esterno prova a ricercare una neutralità, che non lo vede parte del processo osservato, perché lo guarda con una distanza emotiva. Per guardare qualcosa e per prendere maggiore coscienza può essere necessario allontanarsi e sospendere il giudizio.

Possiamo vedere quanto questo “pass” muova verso una regressione all’infanzia: sono “bravi bambini” quelli che si affidano ad un genitore “buono” – il Governo – e ubbidiscono ai suoi dettami. Ma si tratta, in realtà, di una regressione infantile o di un mancato ingresso nell’età adulta, fatta di coscienza e autodeterminazione. Questo mancato ingresso salvaguarda illusoriamente dalla fatica della responsabilità e dal pericolo di sbagliare.

Quanto è stato stabilito rimanda anche al “Faust” di Goethe: si chiede a Faust (i cittadini) di vendere la sua anima in nome di beni materiali velleitari. Ristoranti, concerti, viaggi, eventi sportivi.   Con un altro paradosso, alcuni sono veri e propri “nutrimenti per l’anima”: ingressi ai musei, ai concerti, agli spettacoli. Ed ecco un altro doppio legame: mi vendi l’anima sennò te la uccido, perché te ne tolgo il nutrimento. Ma se me la vendi (ubbidendo) vuol dire che è già morta.

Hanno dato una connotazione etica alla scelta di farsi inoculare questo siero, cioè alla scelta di ubbidire, che è una nascosta richiesta di non pensare e di vendersi per beni materiali.
Anche chiamarlo “verde” è un imbroglio, perché di verde (come colore legato all’ecologia) non ha niente. Rudolf Steiner – il fondatore dell’antroposofia, ovvero di una scienza spirituale che ha applicazioni anche in psicologia – è molto rassicurante a riguardo: dice che per contrastare il male basta “riconoscerlo e nominarlo” e così si depotenzia.  Quindi: diamo noi il nome corretto ai processi in corso, il nome che sappiamo “vero”. Riconosciuto, nominato e così smascherato, togliamo potere al male.
I vari “Faust”, col pass, vendono se stessi a Mefistofele, senza saperlo. Ma basta vedere come va a finire il Faust…e si trova speranza.

Dott.ssa Elisabetta Munaro
Psicologa clinica e Psicoterapeuta – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia P.L.S.D

Il potere dell’invisibile e la rinuncia alle proprie responsabilità

Estrapoliamo alcuni estratti del discorso del collega Paolo Garello, sociologo e psicologo clinico, al NO PAURA DAY di Cuneo (30 giugno 2021), per riflettere:

IO SONO VENUTO A PARLARVI DEL NULLA.

Voglio dimostrarvi che l’invisibile determina le nostre vite molto di più di quello che noi possiamo vedere o toccare con mano. Infatti, il 99,9% dell’umanità non ha mai visto un virus e non lo vedrà mai (…).

Perché l’invisibile è così determinante per noi?

Perché è sempre stato utilizzato come strumento di gestione delle masse, dei popoli. (…). Il prete, il sacerdote, lo sciamano, vi dirà che lui vede ciò che c’è nell’invisibile e ve lo traduce. Quale garanzia abbiamo noi che la sua traduzione sia corretta? Praticamente nessuna. La stessa cosa vale per quello che sta succedendo con la pandemia. Ci viene chiesto di fidarci degli specialisti e quali specialisti. Dobbiamo riconoscere che in questo abbiamo una responsabilità personale, perché fidarsi è comodo (…).

A ognuno di noi tocca la fatica di concentrarci sul problema che ci viene posto e tentare una soluzione razionale. La razionalità ce l’abbiamo tutti. Nel momento in cui si cominciano a vedere delle gravissime discrepanze nella logica che ci viene proposta, questo dovrebbe perlomeno insidiare una forma di diffidenza (…)”.

“In realtà, questo è un gioco a renderci tutti spossessati di noi stessi, irresponsabili, infantili.

Utilizzando un concetto molto antico, per quanto riguarda l’aspetto dell’invisibile, continuano a dirci che noi non possiamo fidarci di noi stessi, non possiamo fidarci di madre natura. Perché madre natura ci tradisce, è capricciosa, quindi ci colpisce alle spalle con un virus. Chiunque osservi con attenzione madre natura, come si comporta, si renderà conto che è ordinatissima nella sua straordinaria fantasia. Segue delle regole che riescono mantenere in piedi l’universo, la terra, la natura, noi stessi, le operazioni chimiche, biologiche, elettriche, elettromagnetiche che accadono dentro di noi, in ogni istante, sono miliardi per secondo, e normalmente (madre natura) non si sbaglia”.

“..un gioco a mettere noi stessi nella paura di noi stessi.

Non solo è sospesa la Costituzione e quindi la dialettica democratica, con le istituzioni e anche tra di noi. Hanno creato un campo da calcio dove ci sono due squadre e ognuna deve eliminare l’avversario. In termini psicologici, noi siamo già in guerra civile, perché la violenza dialettica istigata nella comunicazione sociale è inaccettabile e diseducativa.

Io non voglio essere creduto, io voglio che le persone si responsabilizzino. Fa fatica (…)”.

“Da psicologo ci tengo a dirvi che esistono due forme di identità, che teoricamente non dovrebbero nemmeno essere in conflitto una con l’altra. La prima identità, la più profonda, è quella con la quale nasciamo. Dopo di ché veniamo educati. Il ché vuol dire, facendo una grossolana generalizzazione: essere addestrati a corrispondere alle regole che gli adulti prima di noi hanno deciso e sulle quali sono convenuti. Se questo è fatto bene, viene fatto in maniera tale da rispettare l’identità naturale e non violentarla. Altrimenti si può arrivare a perdere l’identità di partenza, fino a diventare schiavi di un sistema: così, non sono più intimo a me; entro in un meccanismo per il quale, se non sono riconosciuto da una sufficiente fetta della società, mi sento di non esserci, di non essere nulla. Questa è follia”.

“Io non posso incontrare nessun essere umano sul piano meramente culturale. Ci possiamo esser simpatici per le idee che coltiviamo o per le cose che facciamo ma l’intimità vera nasce soltanto nel momento in cui io riconosco la prima identità naturale di cui l’altra persona è portatrice. Quello è il valore massimo”.

“Nel momento in cui vado dal meccanico, ciò che lui sà per me è invisibile. Se scelgo un dentista, ciò che lui farà e saprà per me è invisibile. E via dicendo. Quindi, è chiaro che l’invisibile può essere gestito in maniera onesta o disonesta (…)”.

“Il mio vuole essere un invito ad approfittare di quello che ci stanno facendo, per rilanciare la volontà di uno stare insieme in società veramente costruttivo“.

“Ci sono delle società, purtroppo molto marginalizzate, che hanno dimostrato di potersi organizzare in maniera non conflittuale. Queste società, in ambito antropologico, vengono definite non schismogeniche: questo significa che, quando si crea un conflitto all’interno della società, le persone non vanno mai in escalation, perché sono sempre pronte a modificare le regole per il bene comune.

La regola non è sopra l’uomo. Le regole sono fatte a utilità dell’uomo. Questo vale anche per la legge ovviamente: se la legge non è funzionale diventa anti-umana.

Ma questo gioco, tutti insieme, non si può fare se ognuno di noi rinuncia alla propria responsabilità. Quindi non possiamo permetterci di essere pigri, infantili e farci dire dagli altri come stanno le cose perché significa un’abdicazione alla propria responsabilità. E di conseguenza significa non poter partecipare al gioco costruttivo dello stare insieme“.

Paolo Garello – Psicologi per le Libere Scelte e la Deontologia

Nel video qui sotto potete vedere l’intervento integrale: