RACCOLTA FIRME contro OBBLIGO VACCINALE e GREEN PASS

È stata istituita una raccolta firme per contrastare l’obbligo vaccinale e l’introduzione del green pass. 
Abbiamo già raggiunto 5500 firme!
Questo è il link dove puoi leggere l’appello ai parlamentari e firmare: clicca e inserisci i dati richiesti, è davvero semplicissimo. 
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfJsXjTLV8OvP_UypNmsdTlD1iced-Pk4SJC0zI0yV-4dS0pw/viewform?usp=pp_url

POSSONO FIRMARE TUTTI I CITTADINI ITALIANI MAGGIORENNI!

Il momento è cruciale e delicato! 

AIUTACI A DIFFONDERE

COSA C’ENTRANO I VACCINI ANTI-COVID CON IL RAZZISMO?

A “Di martedì” Floris riserva uno spazio alla biologa Gallavotti, spesso ospite alla sua trasmissione. Nella puntata di questo martedì, dalla descrizione di Gallavotti, emerge quanto i farmaci sperimentali anti-covid, chiamati vaccini, siano bravi belli e buoni e quanto ci facciano bene. Le percentuali circa efficacia e rischi rendono perplessi, ma la biologa rassicura con grandi sorrisi. A un certo punto, Floris vira l’argomento con una curiosa domanda, sempre alla biologa, rispetto al razzismo.

(Ricordiamo che all’epoca del razzismo era il “comitato scientifico” ad avere la parola e le idee degenerate, così come le leggi razziali, furono realizzate in nome della “scienza”).

Tornando a ieri sera: in risposta alla domanda di Floris, la biologa, dopo aver elencato tutto il bene del vaccino, rievoca il male del razzismo e le idee assurde di quell’epoca. Questa virata di argomento improvvisa suona strana e apparentemente incomprensibile. Ci si potrebbe chiedere: cosa c’entra il “vaccino” di oggi con il razzismo?!

In quel tempo, la scienza era diretta da delle menti fuori controllo che partorivano idee degenerate: la ricerca della razza perfetta, pura. Una scienza dissociata e oggettificante che non guardava di certo in faccia a nessuno, che non contemplava pluralità, umanità, libertà di esistere e vivere. Enormi e terrifici esperimenti di massa, fino allo sterminio.

Oggi la scienza non si presta a leggi manipolatorie e abusanti, fino ad assoggettare un popolo per realizzare idee degenerate e scisse da qualsiasi aspetto umano. L’approccio scientifico, come la legge, tengono conto dei bisogni e dei diritti inviolabili dell’uomo. Non esistono discriminazioni, non esistono ricatti o polarizzazioni che dividono la popolazione o tecniche di manipolazione di massa che dirigono in un’unica direzione. Non esistono assurdità che fanno appello alla scienza e che hanno il potere di danneggiare il cittadino nel corpo e nell’anima, di metterlo con le spalle al muro, fino a limitarne le libertà fondamentali, tantomeno il diritto di esercitare il proprio lavoro, per esempio.

E’ davvero del tutto così?

Questa riflessione non intende dare risposte, ma aprire domande.

Ieri hanno parlato del razzismo di un tempo passato, dopo aver parlato del “vaccino anti-covid”. Cosa hanno voluto con questo? Hanno forse voluto rassicurare che oggi non è più così? Perché? O hanno forse voluto sgomberare il campo da sottili e recondite assonanze che potrebbero emergere, tra oggi e quell’epoca passata? Coprire ogni dubbio con la rievocazione di scenari passati terrifici?

La scienza guida ed è in stretta correlazione con la legge, anche oggi: le modalità ricattatorie, i limiti imposti e le discriminazioni che si stanno venendo a creare fanno appello alla “scienza”. Ma diverse di queste modalità cos’hanno di davvero scientifico? Anzi, quanto gli obblighi/ricatti e le violazioni alle libertà personali possono portare a serie forme di discriminazione e quanto il restare fedeli alle proprie scelte può riaprire possibili echi rispetto al razzismo, per molti di noi? Quanto la direzione sembra andare verso un “modello unico” rispetto a istanze umane fondamentali?

È davvero curioso che dopo aver parlato di vaccini si sia parlato di razzismo, ma collocandolo al passato. Che si sia voluto sgomberare il campo da possibili pensieri che a un certo punto potrebbero emergere dall’ombra, dirigendoli immediatamente in un periodo lontano?

Sembra abbiano presentato un argomentone con tanto di ciliegina sulla torta. E che bella scissione e polarizzazione sembra venir fuori: il vaccino “è tutto buono”, mentre le zone d’ombra che vi stanno intorno (assurdità e incongruenze poco comprensibili e delle quali non si conoscono i confini), quelle scindiamole e rigettiamole al passato, a quando il razzismo è nato. Riconoscere il razzismo del passato non deve offuscare il riconoscimento del potenziali derive nel presente, mascherate da “…”.

Per rigettare la zona d’ombra si paga un caro prezzo. Per riconoscerla anche, ma quantomeno si resta in contatto con sé e consapevoli di quanto manchi all’esterno uno spazio di riconoscimento, scelta e riflessione, quando gli obblighi passano sotto la voce opportunità.

Da consapevoli, a questa mancanza di spazio si può opporre resistenza e rispondere con la verità della propria voce, perché forse la propria identità e le proprie scelte non rientrano in nessuna delle opportunità che vengono date, con l’ombra, per esempio, della minaccia di sospensione dal proprio lavoro o della mancata libertà di muoversi o dell’esclusione da parte della socialità.

Tra l’obbligo a conformarsi, a vendere a caro prezzo le proprie scelte e la pressione esercitata con mezzi ben poco dialoganti, sembrano echeggiare striscianti forme di razzismo, discriminazione, divisione e amputazione dell’anima che, tra le righe, emergono su più fronti (perché il razzismo prende tutto e coinvolge più dimensioni e livelli). Lo osserviamo miseramente, per esempio, quando i diritti di scelta fondamentali sulla propria salute finiscono per essere comprati con un’aranciata.

REPORT UFFICIALI FALSI

Questo non è complottismo, ma ricerca e chiarificazione della verità: il Governo ha diffuso un report in cui dice che in alcune regioni d’Italia il 100% del personale sanitario è vaccinato, almeno con la prima dose. È una MENZOGNA: IL GOVERNO MENTE SUI REPORT UFFICIALI e noi siamo la prova vivente di questa menzogna.

Massima diffusione di questa MENZOGNA DI STATO (potete vedere il report completo su http://www.governo.it):

Primo incontro gruppo AUTO-AIUTO per psicologi: mercoledì 19 maggio. Per i prossimi incontri: entra nel gruppo telegram!

Rispetto al difficile periodo che stiamo vivendo, dove vediamo minacciata la nostra libertà di scelta e autodeterminazione, abbiamo predisposto uno spazio di incontro e condivisione tra pari che possa aiutarci a stare meglio. Ci accorgiamo di quanto sia fondamentale la presenza di luoghi dove la pluralità di voci, l’umanità e la libertà di espressione vengano salvaguardate, avendo cura del rispetto reciproco.

Rispetto al difficile periodo che stiamo vivendo, dove vediamo minacciata la nostra libertà di scelta e autodeterminazione, abbiamo predisposto uno spazio di incontro e condivisione tra pari che possa aiutarci a stare meglio. Ci accorgiamo di quanto sia fondamentale la presenza di luoghi dove la pluralità di voci, l’umanità e la libertà di espressione vengano salvaguardate, avendo cura del rispetto reciproco.

Questi gruppi di auto-aiuto si propongono di essere degli spazi dove poter condividere le proprie esperienze e i propri stati d’animo, manifestare le proprie difficoltà, le angosce, il senso di solitudine, isolamento e frustrazione, la rabbia, la fatica, per poter scaricare le tensioni, decomprimere e riprendere contatto con sé.

IL PRIMO INCONTRO DI GRUPPO AUTO-AIUTO SI TERRA’ MERCOLEDI’ 19 MAGGIO ALLE ORE 21 SU PIATTAFORMA ZOOM. Le iscrizioni che avverranno dopo aver raggiunto i 30 partecipanti saranno relative ad un altro gruppo che verrà organizzato in parallelo nel giro di una settimana.

Per aderire, entra nel gruppo telegram: https://t.me/joinchat/YscXVBs2IwUyZTM0

Il 13 maggio 2021: un altro limite è stato varcato. Ce ne siamo accorti?

Buongiorno, anche se proprio buono non risulta, per noi sostenitori della libertà di scelta. Alcune impressioni a caldo di due colleghe.

“Per il calendario, è già domani. Per me, è ancora oggi. E oggi, 13 maggio 2021, è una giornata che ricorderò. La ricorderò con un auricolare nell’orecchio mentre scarico scatole di vino e ascolto la discussione al Senato di un disegno di legge di conversione che cambierà la vita di molti noi. La ricorderò con quel dispiacere che si prova quando si riceve una notizia devastante e definitiva, che lascia in quell’impotenza che annienta, ma che in fondo tranquillizza. La ricorderò con i visi dei colleghi, a dirci che è così e che noi ci siamo e non molliamo, a dirlo da cattivi perché alcuni questa realtà non vogliono accettarla, non possono, è troppo brutta e troppo impossibile… e invece è vera, e negarla non serve a nessuno. La ricorderò con quella pec delle 19.50 che è una dichiarazione di guerra, e allora guerra sia. La ricorderò con la delusione di chi credevo al mio fianco, e invece… E chissà dove… portato in giro dal treno della superficialità su cui in troppi sono saliti. La ricorderò come il giorno in cui tutto finisce: tutto ciò in cui ho creduto e tutto ciò che credevo indistruttibile, che si è sgretolato come un castello di sabbia. La ricorderò come la fine della democrazia, della giustizia, del rispetto delle persone, dell’inviolabilità del corpo, delle libertà e dei diritti di ciascuno di noi. La ricorderò come un nuovo inizio, un’altra parte, qualcosa che non so… e come sempre, la vita mi porta dove sa che devo andare, ed è inutile dirle che non sono d’accordo o che non mi piace, tanto lo so che ha ragione lei. Tutto oggi. Il 13 maggio 2021. Una data che molti non ricorderanno, perché per loro non è successo nulla. E questo, è il vero motivo per cui altri non potranno dimenticarla mai”.

“Arriva la convocazione”. Il primo invito (invito all’obbligo, ironia dei paradossi). A cui seguirà, non so tra quanto, immagino pochi giorni, il secondo e ultimo. Sono poche righe che sanciscono la fine di tutto ciò che una persona ha costruito in una vita di sacrifici e di studi e di lavoro. Così, in una manciata di righe. Ad ogni modo, queste poche righe sono l’inizio di una battaglia che bisogna combattere, sapendo di perdere, ma bisogna combatterla” Giuly, una psicologa.

“E’ curioso come nelle testate giornalistiche e nel decreto stesso, si alternino i termini epidemia e pandemia: epidemia quando ci si riferisce direttamente alla situazione attuale. Pandemia quando la frase ha un carattere più generale.. a me sembra. Mi torna in mente un libro che lessi pochi anni, fa rispetto a spaccati subdoli della politica: Nella notte. Molte delle cose che accadono, accadono nel buio, lontano dalla luce della consapevolezza. Ma sui decreti c’è scritto tutto, andiamo a leggere! Sforziamoci. Portiamo alla luce ciò che passa inosservato nel buio, perché in realtà può essere sotto gli occhi di tutti. Questo è un tempo in cui diventa, almeno per me, obbligatorio: SAPERE. Leggiamo, informiamoci, non tanto sulle testate giornalistiche; leggiamo i decreti, leggiamo le leggi, guardiamo fino in fondo quello che viene proposto.. o meglio, obbligato. Andiamo oltre le opinioni: ciò che è scritto è scritto in questi decreti e parla di molte cose, diverse delle quali non sono effettivamente come ci vengono proposte in televisione o sui giornali. Andiamo dritti al punto, se vogliamo essere padroni del nostro corpo e della nostra mente. Ieri, il 13 maggio, è accaduto un fatto tragicamente importante. Una notte è passata e forse gran parte della popolazione non si è accorta, non sentendosi direttamente coinvolta. Il trattamento sanitario, per ora, è obbligatorio solo per alcuni di noi. Ma la direzione sembra chiara. E non sembra guardare in faccia nessuno, nemmeno chi di questa malattia non muore affatto. A tutto c’è un limite: qual’è il vostro?” Elisa, collega psicologa.

Il nostro MANIFESTO

Siamo un gruppo di psicologi e psicoterapeuti. Riconosciamo la valenza fondamentale del nostro Codice Deontologico, in contrasto con qualsiasi forma di coercizione morale, psicologica e fisica. Per cui, ci sentiamo chiamati a sostenere la tutela dell’autonomia, della libertà di scelta e l’autodeterminazione nostra e dei nostri clienti. I presupposti della nostra professione ci ricordano che non possiamo moralmente avallare qualsiasi violazione dei limiti del corpo e della mente. Il nostro compito è quello di salvaguardare e fortificare l’identità e la salute psicologica degli individui, promuovendo la libertà di espressione e di pensiero, nel rispetto reciproco.

In seguito al DL 44/2021, in relazione alla nostra professione, ci sentiamo moralmente tenuti a difendere i valori fondamentali del nostro Codice Deontologico. Non possiamo quindi adeguarci ad alcuna legge che violi questi confini.

In particolare, ricordiamo e riconosciamo l’art. 4 del nostro Codice, che ci impone di rispettare la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione e all’autonomia di coloro che si avvalgono delle nostre prestazioni, rispettando opinioni e credenze, astenendoci dall’imporre il nostro sistema di valori, senza operare discriminazioni.

Sappiamo che la condotta prevista dall’art. 4 C.D., così come ben ricordato dalla decisione del 13.01.2011 dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia (confermata con provvedimento del Tribunale di Milano, Sez. V Civile, Sent. n. 2169/2012) “deve illuminare tutto l’operato dello psicologo, il quale deve prestare particolare attenzione al rischio, insito in una professione d’aiuto quale quella psicologica, di ergersi a giudice del destino altrui e lasciare che le proprie convinzioni ed i propri vissuti emotivi lo condizionino fino a spingerlo a decidere chi, come e quanto curare“.

Crediamo sia importante citare questo articolo, qualora ci possa riportare su una strada che sembra essere oggi smarrita, per molti. Non possiamo pertanto esimerci dal proporre una riflessione relativa a quanto sta accadendo, sentendo l’esigenza professionale e il richiamo deontologico di ridefinirlo, in riferimento agli ambiti del nostro operare.

Riconosciamo quindi l’inviolabilità della “sovranità” personale su se stessi, sul proprio corpo e sulla propria mente, facendo inoltre appello alla salvaguardia dei valori e delle libertà costituzionali, che sono stati conquistati con il sangue dei nostri antenati.

Ci sembra doveroso interrogarci su come una coercizione impatti sulla vita dei singoli e delle comunità. E lo facciamo partendo dal presupposto che qualunque coercizione è in contrasto con i nostri principi deontologici summenzionati, che prevedono l’accettazione e l’inclusione incondizionata.

Non possiamo non considerare, come psicologi, l’impatto che tale coercizione ha sulla salute pubblica e sul benessere psicofisico, e sulle conseguenze che determina, a livello personale e professionale.

Sono molti i colleghi che si chiedono come potranno gestire una relazione di cura all’interno della quale si sarà insinuato un presupposto insanabile: salvaguardare e spronare l’autodeterminazione di un cliente, quando il curante stesso ha agito in contrasto con essa.

E ancora: come sarà possibile tutelare la fiducia di un rapporto con il curante, sapendo che è stato costretto a una decisione contraria al suo diritto di autodeterminazione, per poter essere ammesso allo svolgimento del suo lavoro?

È deontologicamente obbligatorio, per noi psicologi, porci simili interrogativi e stimolare il pensiero critico su questi temi. Non possiamo pensare di ritrovarci, un domani, accusati di aver mancato a una simile riflessione, necessaria, doverosa, deontologicamente insopprimibile, dovuta alla comunità e alla collettività.

Ci troviamo ad ascoltare messaggi istituzionali che non sentiamo appartenerci, a leggere dichiarazioni che non ci rappresentano, a vederci attribuiti pensieri e vissuti che non corrispondono ai nostri.

Sentiamo il bisogno di ristabilire una dimensione dialogica, da cui oggi ci sentiamo estromessi e dalla quale vediamo estromesse molte persone; una dimensione che auspichiamo possa ricostituirsi, a livello collettivo, e che abbiamo intenzione di promuovere. D’altronde, questo fa parte del contributo che la psicologia può dare alla società.

Intendiamo promuovere la libertà di scegliere responsabilmente: libertà e responsabilità rischiano di diventare, in questo momento, due concetti antitetici. Mentre invece, è dalla loro preziosa sinergia e dalla loro integrazione che, con fiducia, può prendere avvio un profondo senso di responsabilità collettiva.

Anche il diritto individuale viene oggi contrapposto a quello sociale, quando dovrebbe essere integrato e saggiamente contemperato non infrangendo confini che mai prima di oggi si sarebbe pensato potessero essere violati dopo la sconfitta dei totalitarismi novecenteschi e la creazione della Repubblica. E la pluralità delle voci scientifiche non trova una par condicio nel momento in cui i media e le istituzioni sembrano parlare con una sola voce e preoccupantemente non solo dimenticarne, ma attivamente cancellarne, distorcerne o ridicolizzarne altre secondo meccanismi di cui qualsiasi psicologo è, o dovrebbe, essere consapevole.

La creazione di questo blog è guidata da queste nostre istanze: ci proponiamo di coltivare qui uno spazio di riflessione, ascolto, consapevolezza, libertà, sincera responsabilità, promuovendo il contatto con se stessi e il radicamento, per la tutela del benessere psico-fisico, dell’identità, della “sovranità psicologica” su di sé e del senso critico. Uno spazio dove la pluralità e il confronto non fanno paura, ma possono arricchirci, gli uni con gli altri.

Nel blog troverai anche le nostre proposte di servizi, eventi e sondaggi (man mano che andremo a realizzarli), se vorrai partecipare.

Ci auguriamo che questo possa diventare uno spazio interattivo, un tassello attraverso il quale fare rete e dialogare.

Gruppi di auto-aiuto per operatori sanitari ed esercenti la professione sanitaria

Rispetto al tema della libertà di scelta, su se stessi e sul proprio corpo, e della libertà di autodeterminarsi, personalmente e lavorativamente, in questo momento delicato, abbiamo pensato di attivare degli spazi di ascolto, organizzando dei gruppi di auto-aiuto e di sostegno tra professionisti.

Si tratta di spazi dove l’ascolto empatico e il confronto sono i motori, nella costruzione di una rete spontanea di supporto e solidarietà. Spazi dove ognuno può trovare riconoscimento e manifestare le proprie difficoltà, le angosce, il senso di solitudine, isolamento e frustrazione, la rabbia, la “fatica”, rispetto al significato e all’impatto psicologico di quello che sta accadendo intorno a noi.

Ci accorgiamo di quanto sia fondamentale la presenza di luoghi dove la pluralità di voci, l’umanità e la libertà di espressione vengano salvaguardate, avendo cura del rispetto reciproco; spazi nei quali sia possibile “scaricare le tensioni”, “decontrarre” e riprendere contatto con sé. A favore della padronanza e della “sovranità” personale: su se stessi, sul proprio corpo e sulla propria mente.

A breve: aggiornamenti sui gruppi in partenza. E se sei interessat* contattaci!